Pittore Surrealista, Grafico e Architetto
Surrealist Painter, Graphist, Architect
Giuseppe Salafia, in arte Sèrafico, è nato a Grammichele (CT) il 5 Gennaio 1952. Oggi vive nel paese d’origine, dopo aver insegnato per molti anni in diverse città d’Italia: Catania, Alessandria, Venezia, Reggio Emilia, Roma; attualmente insegna “Discipline geometriche ed elementi di architettura” nell’Istituto D’Arte V.E. Orlando di Militello val di Catania.
Ha frequentato la scuola Regionale D’Arte di Grammichele, diplomandosi nel 1968. Per accedere alla facoltà di Architettura ha poi frequentato il Liceo Artistico di Catania, in cui si è diplomato nel 1972.
Ha quindi completato gli studi presso il Politecnico di Torino, laureandosi in Architettura nel luglio 1978.
“La pittura e l’arte in genere – dice Giuseppe Salafia – mi hanno interessato sin da fanciullo, avendo una innata predisposizione per il disegno. I miei primi approcci con la pittura, non prettamente scolastici, ma dettati da personale ispirazione, risalgono al primo anno di frequenza della scuola d’arte. Sono di indirizzo impressionistico per poi passare alla stilizzazione più completa e quindi alle composizioni astratte. L’arrivo a Torino – prosegue Salafia – con il suo bellissimo centro storico settecento-ottocento, nonché gli studi di architettura e di urbanistica, risvegliano in me un ritorno al classico, scegliendo come tecnica la china su cartone.”
Le opere attuali rimangono fedeli a questa scelta del 1972-’73, anche se di tanto in tanto appaiono figure del mito favolistico e più sovente simboli dell’espressione surrealistica. Solenni architetture, piazze sgombre di ogni presenza viva, vengono riprese con segno incisivo, scandite in ogni minuto particolare, interpretate con senso critico nel loro taglio migliore. Ordine e sacrale silenzio dominano le chine di particolareggiate. Silenzio, dicevamo prima, interrotto o accentuato da simboliche presenze, piccoli giganti di immagini dell’inconscio. Altre volte ad avvolgere in inusuale ipotesi l’ordinatamente descritta isola della realtà, è l’ala colorata della favola cavalcante la suntuosa prua di un’antica nave, memoria di fanciullezza.
Il tema architettonico profondamente sentito da Giuseppe Salafia, rimane scenario fedele e severo, lontano da ogni riflesso interpretativo di modificazione. Forse per un rispetto al reale, che è appunto ammirazione e quindi anche amore per un tipo di luoghi, quando l’intervento personale si fa più pressante, anziché deformare e reinventare, Sèrafico, sceglie la provocazione del simbolo, realizza l’intima partecipazione attraverso i “fantasmi” che il luogo in lui risveglia, la storia percepita agita in lui.
Non completamento ma complemento di una situazione di impatto completamente vissuto nell’immedesimazione sino alla chiarezza che sfiora l’allucinazione. Vogliamo dire che queste opere possono apparire vissute nell’esasperante volontà di assorbimento sino a capirne immagini di un anelito intuito.
Lella Durando
Giuseppe Salafia, in art Sèrafico, was born in Grammichele (CT) on 5th January 1952. He now lives in the town of origin, after he has teached for several years in many cities of Italy: Catania, Alessandria, Venezia, Reggio Emilia, Roma; actually he teaches “Geometric disciplines and elements of architecture” in the Institute of Art V.E. Orlando in Militello val di Catania.
He attended the Grammichele Regional Art School, gaining his diploma in 1968. To enter the faculty of Architecture he then attended the Catania Artistic High School where he gained his diploma in 1972.
He then completed his studies at Turin University, taking his degree in Architetture in July 1978.
“Painting and art in general – Giuseppe Salafia says – have interested me since I was a boy, as I had an innate predisposition for drawing. My fist approaches to paints, which were not directly scholastic, but dictated by personal inspiration, came to light in my first year of Art School. They were Impressionist in tendency, then passing to more complete stylization and thus to abstract composition.
My arrive in Turin – Salafia continues – with its extremely beautiful historic centre, dating from the 18th and 19th centuries, as well as my studies in architecture and town planning, avoke a return to classicism in me, and I chose Indian Ink on cardboard as my technique.”
His present works remain faithful to that choice of 1972-’73, even if, from time to time, figures from fabulous myths and more often symbols of surrealist expression appear. Solemn architecture, squares denuded of every human presence are depicted with precise graphics, in every detail, seen in their beat light, but interpreted with a critical eye. The detailed ink drawings are overpowered by a sense of order silence, silence which is broken or accentuated by symbolic presences, little giants of unconscious imagery.
At other time, the ordered description of islands of reality is enveloped in unusual hypotheses, by the coloured wigs of the fable riding the sumptuous prow of the ancient ship, a memory from childhood.
The architectonic theme which Giuseppe Salafia feels deeply remains the faithfully depicked scene, far removed from any modifying interpretative relax.
Perhaps out of respect for reality, which is in fact admiration and thus love too for a type of place; when personal intervention becomes more pressing, rather than deform or reinvent, Sèrafico chooses to provoke a symbol, he executes his intimate feeling through “ghosts” which the place awakens in him, and that perceived history agitates in him.
Not completion, but complement to a situation that is lived with such partipation that it arrives at a clarity close to hallucination. We means that these works can appear lived in a exasperating desire to absorb until it plucks images from an intuited desire.
Lella Durando
“L’espressione artistica di Giuseppe Salafia è supportata dalla rielaborazione di molti aspetti della cultura umana. È facile incontrare nelle sue tele idee che nascono attorniate da simboli eterni che richiamano la loro natura di generatrici di vita; oppure personaggi del mito, i satiri, che perdendo le loro zampe di capra e le corna si rendono umani e mostrano nel volto il loro abbandonarsi al fluire degli eventi.
È un racconto artistico di grande impatto emotivo, che tende ad evidenziare le pulsazioni dell’animo dei suoi personaggi. Il maestro Salafia non trascura il cardine religioso della nostra civiltà rivedendo i fondamenti del mistero che è sotteso tra l’umano e il divino. Il rapporto tra umano e trascendente è visto con una serie di metafore ora dettate dal sentimento ora dettate dalla storia e dalla ricerca di libertà. In nome di quest’ultima l’uomo ha commesso spesso empietà e crimini e l’artista si domanda se ne è valsa la pena.
Solo il tempo darà giudizio conservando nel suo intimo le opere del maestro.”
Dino Marasà