Pensieri sull’Arte e sulla Vita

«Attorno a noi è il caos e i minuti frammenti di una realtà ci confondono. Noi crediamo di vedere, ma continuiamo a osservare soltanto l’involucro ingannevole di ciò che ci circonda: è il compito dell’artista ricuperarne la sostanza originaria. I critici, invece di cercare di spiegare le immagini, dovrebbero accettarle così come sono e chiedersi: “Mi commuovono, mi disgustano, mi attirano?”. Il discorso dovrebbe rimanere sempre e soltanto in questo campo e basta.»
«Anche nella vita più luminosa e più piena si realizza raramente ciò che davvero si vuole fare, e dalle profondità o dalle altezze del VUOTO ciò che è stato, e ciò che non è stato, sembrano miraggi o sogni allo stesso modo.»

Thoughts on Art and on Life

«Chaos is around us and minute fragments of reality muddle us. We believe we see, but we continue to observe only the misleading wrapping of what surrounds us: it is the artist to recuperate the original substance of it. Critics, instead of attempting to explain the image, should accept them as they are and ask themselves: “Do they move me, do they disgust me, do they attract me?”. The discourse should always and only be in this context, and that’s all.»
«Even is the most luminous and full life one rarely realizes what one really wants to do, and from the depths or the heights of the VACUUM what was, and what wasn’t, appear mirages or dreams of the same sort.»

Bentornata Vituperata Accademia

La vera bellezza impone il silenzio!!!

All’epoca in cui questa credenza non si era ancora estinta, la critica aveva la sua giusta mansione. La critica si esauriva nel copiare la bellezza. Cioè la critica e la bellezza avevano come scopo principale l’imporre il silenzio agli uomini. Più che uno scopo, ciò era la mancanza di scopo.
Poi la critica impose il sistema di indurre al silenzio senza bellezza. Si appoggiò alla forza della logica. La logica, quale mezzo della critica, doveva costringere al silenzio con la forza di non far né affermare né negare, che è invece il privilegio della bellezza.
È come risultato di questo “silenzio”, come esito della critica che bisognava arrivare all’illusione che in quel momento e in quel luogo esistesse certamente la bellezza. Bisognava insomma dare una forma allo spazio vuoto che c’era  al posto della bellezza. Allora, per la prima volta, la critica contribuì alla creazione.
La credenza che la bellezza imponga il silenzio agli uomini appartiene ormai solo al passato. Ormai la bellezza non impone più il silenzio.
Se, quest’ultima, passasse in mezzo a un convito gli uomini non smetterebbero di discorrere.
Chi è stato a Kyoto ha certamente ammirato il giardino di sassi del tempio di Ryoanji, quel giardino non è assolutamente un dilemma, è solamente bellezza. È un giardino che fa tacere.
Eppure è buffo, la gente moderna che va a visitarlo non si accontenta di tacere. Deve dire almeno una parola e fare smorfie, come chi mediti dei versi.
La bellezza necessita ormai di chiacchiere. Si è arrivati al punto che quando s’incontra la bellezza ci si sente in dovere di esprimere in gran fretta le proprie impressioni. Si sente il bisogno di valutarla in fretta.
È pericoloso non valutarla. La bellezza è difficile da tenere, come un esplosivo. O piuttosto si è persa la facoltà di tenere la bellezza grazie al silenzio, si è persa questa nobile facoltà che richiede il sacrificio in sé.
Così è incominciata l’epoca della critica. La critica non è più copia della bellezza: svolge il lavoro del cambiavalute. La critica tende ormai le forze verso la direzione opposta alla creatività. La critica, che un tempo era al servizio della bellezza, ora è diventata uno speculatore di borsa. È diventata il procuratore della bellezza.
Cioè, a mano a mano che si esauriva la credenza che la bellezza imponesse il silenzio agli uomini, la critica ha dovuto assumere tristemente la sovranità nelle voci della bellezza.
Ma, se neppure la bellezza riesce (oggi) a far tacere gli uomini, tanto meno vi riesce la critica.
Così è incominciata la brutta epoca moderna in cui alle chiacchiere si aggiungono le chiacchiere, con il solo risultato di assordare le orecchie.
La bellezza (ormai), in ogni luogo, fa parlare gli uomini.
A conclusione di tutto ciò, a causa di queste chiacchiere, la bellezza viene artificialmente (strana espressione) incrementata.
Incomincia la produzione della bellezza in serie (vedi le varie tecniche di incisione a numero limitato).
E la critica è giunta a ricoprire d’insulti queste innumerevoli false bellezze che hanno essenzialmente la sua stessa origine.
Yukio Mishima

Ci si augura che quanto prima, dal passato irrimediabilmente condannato e calpestato, risorga, ancora una volta un qualche “RINASCIMENTO”, in cui certe idee, certi canoni indissolubili, ritorneranno a fiorire… a rivivere… e a restituire… il “silenzio”.
G. De Santillana – H. Von Dehend


Io sono un cacciatore di silenzi, e quali tesori scoperti nei silenzi, fiducioso, potrò donare ancora?
Sèrafico

 

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